Puer natus est

Puer natus est nobis, et filius datus est nobis:

cuius imperium super humerum eius

et vocabitur nomen eius, magni consilii Angelus.

La melodia del Puer natus est è tra le più conosciute del vastissimo repertorio gregoriano. Alla melodia, insieme gioiosa e sobria, fa da fondamenta il testo profetico di Isaia (9,6), accompagnato e ampliato dalle parole iniziali del Salmo 97 (Cantate Domino canticum novum: quia mirabilia fecit).

Il Graduale Romanum lo colloca in apertura della Messa del Giorno, la terza messa di Natale. Secondo una tradizione rintracciabile a partire dal VI secolo, infatti, il Natale conosce tre diversi formulari liturgici: la “Missa in nocte”, la “Missa in aurora” e la “Missa in die”. Tuttavia, la Chiesa Romana riconosceva in origine una sola eucarestia per il Natale e precisamente quella divenuta in seguito la terza messa “in die”. È interessante dunque osservare che, per il Natale, il grado di importanza delle celebrazioni liturgiche è invertito rispetto alla Pasqua: a Natale il rito principale è la messa del giorno e le celebrazioni notturne e del mattino sono un’aggiunta; è noto, invece, che per la Pasqua la liturgia centrale è rappresentata dalla Veglia notturna, mentre la messa del giorno è un completamento tardivo.

Dopo gli introiti dell’Avvento, che annunciano il “grande mistero” (come direbbe Paolo) di una salvezza per tutti i popoli e invocano la “pioggia” del Giusto e il “germoglio” del Salvatore, ecco finalmente i testi delle tre liturgie natalizie, disposti sapientemente in un crescendo di rara densità espressiva.

L’introito della prima messa notturna fa risuonare un versetto messianico del Salmo 2 che contempla l’evento dell’incarnazione del Figlio, ponendone in risalto il rapporto divino col Padre: Dominus dixit ad me: Filius meus es tu, ego hodie genui te (“Il Signore mi ha detto: tu sei mio Figlio, oggi io ti ho generato”).

La seconda messa di Natale inizia con il richiamo ad una profezia di Isaia (Is 9,2.6) e pone da subito l’accento sul sostantivo “lux”, chiara allusione alla messa “in aurora”, che vede nella nascita di Cristo quella nuova luce a lungo attesa: Lux fulgebit hodie super nos: quia natus est nobis Dominus: et vocabitur Admirabilis, Deus, Princeps pacis, Pater futuri saeculi: cujus regni non erit finis. (Oggi splenderà la luce su di noi, perché è nato per noi il Signore: e sarà chiamato Dio Ammirabile, Principe della pace, Padre dei secoli futuri: il cui regno non avrà fine.).

Finalmente, nella messa del giorno, il Figlio generato dal Padre (notte), la nuova luce che splende su di noi (aurora), prende ora forma nel Puer natus. È sempre Isaia che offre il testo a questo introito (Is 9,6), laddove il profeta annuncia la nascita di un “bambino”. Una narrazione rettilinea ci aiuta a rivolgere l’attenzione a quanto è avvenuto e ancora avviene nel cuore di ogni battezzato. Cristo salvatore è divenuto uno di noi; è anche l’Emmanuele che resta con noi e ci accompagna sollecito nel comunicarci la sua vita e il pensiero del Padre. È il messaggero/angelus, per eccellenza; è il rivelatore del mistero trinitario, Colui che condivide con noi i pensieri del Padre, la sua volontà che è alta (magni consilii) e ci innalza.

L’analisi del fraseggio musicale chiarisce e conferma tale prospettiva esegetica, per la verità assai distante dalla nostra concezione dei “canti di Natale”. Considerando la prima frase, possiamo notare che le vere sottolineature sono riservate a due termini: Puer e datus. Le sillabe di accento di queste due parole sono dotate di figure neumatiche (rispettivamente di 2 e 3 note) allargate che rappresentano veri e propri fulcri del fraseggio: l’intervallo di quinta sotteso dalle due note iniziali a valore allargato, ad esempio, rappresentano per il canto gregoriano il massimo “slancio” melodico possibile fra due note consecutive; di altra natura melodica, ma di pari densità espressiva, appare la successione di tre note sull’accento di da-tus.

Dunque, il cuore di questa prima frase è sintetizzabile nel binomio Puer-datus: viene messa in evidenza, in sostanza, la dimensione del “dono”, della “consegna”, che l’intera umanità ha ricevuto con l’incarnazione del Figlio di Dio.

A completamento del fraseggio della prima parte del nostro introito, colpisce il fatto che nobis riceva una sottolineatura decisamente inferiore ai due termini appena considerati. Questo nobis, solitamente e troppo frettolosamente tradotto “per noi”, è più semplicemente e letteralmente “a noi”: “ci è nato un bambino”, e non “per noi è nato un bambino”.

Cuius imperium super humerum eius (Il suo dominio è sulle sue spalle) precisa il senso della prima frase: l’accento di imperium raggiunge il climax melodico del brano e, per questo, diviene punto privilegiato del discorso musicale. Ma il complessivo andamento scorrevole che lo circonda, ridimensiona questa sottolineatura alla vera “manifestazione” della regalità e della potestà di Cristo e la subordina ad essa.

Il recitativo sul DO acuto che sostiene l’ultima frase (et vocabitur nomen eius, magni consilii Angelus) ne offre esplicita conferma: i valori delle figure neumatiche – come si evince dalle notazioni adiastematiche aggiunte alla notazione quadrata –  sono complessivamente leggeri e la modalità, perentoriamente dichiarata in VII modo (tetrardus autentico) già dall’intervallo di quinta all’attacco del brano, piega verso la corrispondente zona “plagale” (VIII modo), decisamente più contenuta e meno esuberante.

Accogliere Gesù a Natale con il canto del Puer natus est nobis è una professione di fede. Mentre si canta l’introito, la gioia è proporzionata alla coscienza che si ha nell’incontrare Dio. Ci sentiamo rinnovati e poco per volta riusciamo a scorgere la ricchezza dei doni perché, davanti al Figlio, si rimane continuamente sorpresi: ogni sua Parola e ogni suo gesto alimentano la speranza. Gli ostacoli si superano facilmente e il canto contribuisce a rasserenare lo spirito. Il gregoriano rivela la sua vera natura: non è semplicemente e unicamente musica. In primo luogo, e nella sua natura profonda, è preghiera. I canti si incontrano nel crocevia del dialogo tra Dio e la persona.

Traduzione:

Ci è nato un bambino,

un figlio ci è stato dato:

sulle Sue spalle è la Sua sovranità,

e sarà chiamato Rivelatore del mistero di Dio.


Nelle immagini sottostanti vengono riportati la restituzione melodica (tratta dal I volume del Graduale Novum) del Puer natus est e i principali codici che sono serviti da fonte per la compilazione del Graduale Triplex, prima, e del Graduale Novum.

Restituzione melodica presentata nel Graduale Novum – Tomus I

Cod. Laon 239

Cod. Einsiedeln 121

Cod. San Gallo 339

Cod. Bamberg

Per maggiori approfondimenti: link 1link 2.